Mia adorata,
non sono riuscito a dormire questa notte, sai bene che le date mi affliggono. Che dirti, l'amarezza ormai è passata, perché so che quello che c'è stato fra noi è stato autentico. So che se un giorno, in qualche posto lontano nella nostra nuova vita ci rivedremo, io ti stringerò con gioia e ricorderò giorni meravigliosi trascorsi ad imparare l'uno dall'altra e a far crescere il nostro amore. Ho imparato che l’'amore più bello è quello che risveglia l'anima, quello che incendia il nostro cuore e porta la pace nella nostra mente. Questo è quello che tu mi hai dato. Ed è quello che speravo di darti per sempre. In particolare, dopo quella magica notte, quella mattina, tu dormivi ancora quando mi sono svegliato. A poco a poco uscendo dal sonno, ho sentito il tuo respiro leggero e attraverso i capelli che ti nascondevano il viso ho visto i tuoi occhi chiusi. Impossibile descrivere la commozione che saliva quella mattina. Nella penombra la pelle della tue braccia e della tua gola era viva e io la sentivo tiepida e asciutta: volevo passarvi sopra le labbra ma il pensiero di poter turbare il tuo sonno e di averti ancora sveglia fra le mia braccia mi tratteneva. Preferivo averti così come una cosa che nessuno poteva togliermi perché in quel momento ero il solo a possederla, una tua immagine, un tuo ricordo di te, nitido, per sempre. Oltre il tuo volto vedevo qualcosa di più puro, di più profondo in cui mi specchiavo: vedevo te in una dimensione nuova che comprendeva un nuovo tempo da vivere, è come se tutti gli anni futuri e passati fossero collisi, in un unico magico Big Bang.Questo era il piccolo miracolo di quel risveglio: sentire per la prima volta che mi appartenevi, nel caldo del tuo sangue, dei tuoi pensieri, della tua volontà che si confondeva la mia. Per un attimo ho capito quanto ti amassi, e quanto di meraviglioso fosse avvenuto. Pensavo che quello non sarebbe dovuto mai finire, e che forse tutta la nostra vita doveva essere come il risveglio di quella mattina: Sentirti non mia, ma addirittura parte di me.E poi ti sei svegliata e sorridendo ancora nel sonno mi hai baciato.
La felicità mi avvolse.
Sinceramente Tuo,
Manu
sabato 12 luglio 2014
lunedì 5 maggio 2014
Tu che di luce sei fatta
tu che di luce sei fatta
e trascolori nella nebbia
che mi avvolge l’anima
in questa notte che non
vuole farsi notte: ed io
ti scrivo, scrivo al tuo
corpo che adesso
si spoglia lentamente;
vola il maglione rosa,
si solleva la gonna
di velluto a coste,
si slaccia il reggiseno
inutile sul tuo seno
durissimo; scivola
lo slip viola lungo
le cosce di alabastro,
velate da candide
autoreggenti. Ora
sei nuda; ti specchi
nei miei occhi vogliosi
e ti accarezzi il ventre
con le mie dita che
cercano miele
d’amore.
EPS
lunedì 31 marzo 2014
Aggiornamento 2.0
E' tanto che non scrivo su questo blog, dai settembre 2012.. Beh direi che le cose sono un po' cambiate in questo anno e mezzo. Dopo una bella avventura con Alessia, molto bella, ma sentivo che qualcosa mi legava a Silvana con cui ho passato altri 9 mesi, fatti di splendidi momenti a Parigi (ridendo e scherzando ci sono andato 5 volte, standoci complessivamente quasi 3 mesi, spendendo tutto quello che avevo guadagnato con la borsa di studio e lavorando a Villa) ma anche, purtroppo, di litigi.
A proposito di Villa, dopo un magnifico anno vissuto lì ho trovato casa in una frazione di Trento sulla collina, e ho una singola molto grande, senza pagare troppo di affitto e con 2 coinquilini che mi abbandonano il venerdì pomeriggio lasciandomi solo soletto per il weekend. Non male!
A Villa io e i miei compagni di avventura (Sarah e Rodolfo) che facevano con me i volontari abbiamo avuto molto da discuture con gli operatori riguardo il loro modo di far affrontare alcune tematiche ai ragazzi che avevano bisogno di aiuto. Io dopo anni di litigi a casa, madre malata e genitori separati ho affrontato la cosa e più o meno ho superato tutto. Non sono perfetto, ma sicuramente ho fatto in poche settimane passi più grandi di quelli che gli operatori fanno fare ai ragazzi che vivono a Villa.
Con Silvana è finita, stavolta sul serio. Ma per la serie "chiusa una porta si apre un portone" ho trovato una ragazza stupenda con cui stare, di una dolcezza infinita, bella da morire con cui ho un'affinità assurda. Mi piace davvero tanto. Peccato sempre che fra il mio carattere e la distanza abbiamo smesso di sentirci, è una di quelle ragazze con cui sarei andato a vivere insieme anche domattina; il tempo di cercare casa oggi pomeriggio :D.
A Villa io e i miei compagni di avventura (Sarah e Rodolfo) che facevano con me i volontari abbiamo avuto molto da discuture con gli operatori riguardo il loro modo di far affrontare alcune tematiche ai ragazzi che avevano bisogno di aiuto. Io dopo anni di litigi a casa, madre malata e genitori separati ho affrontato la cosa e più o meno ho superato tutto. Non sono perfetto, ma sicuramente ho fatto in poche settimane passi più grandi di quelli che gli operatori fanno fare ai ragazzi che vivono a Villa.
Con Silvana è finita, stavolta sul serio. Ma per la serie "chiusa una porta si apre un portone" ho trovato una ragazza stupenda con cui stare, di una dolcezza infinita, bella da morire con cui ho un'affinità assurda. Mi piace davvero tanto. Peccato sempre che fra il mio carattere e la distanza abbiamo smesso di sentirci, è una di quelle ragazze con cui sarei andato a vivere insieme anche domattina; il tempo di cercare casa oggi pomeriggio :D.
Visto che comunque ci sono rimasto abbastanza scottato dagli avvenimenti che si sono susseguiti e dal fatto che non mi capacito di determinati avvenimenti, ho deciso che riprenderò a scrivere o comunque a collegare i perché e i percome delle reazioni amorose.
Come sempre, per chi fosse nuovo, io credo che la magia dell'amore e dell'esistenza di un'entità superiore siano appunto nel fatto che qualcosa scateni queste reazioni sentimentali. Sta a me cercarle di interpretare.
Come sempre, per chi fosse nuovo, io credo che la magia dell'amore e dell'esistenza di un'entità superiore siano appunto nel fatto che qualcosa scateni queste reazioni sentimentali. Sta a me cercarle di interpretare.
Credo che Parigi e la storia con Pallina (chiamiamola così, ho deciso che a parte i nomi noti userò solo soprannomi) mi abbiano reso in qualche modo più romantico e con voglia di vivere insieme a qualcuno. E' come se fossi tornato indietro di anni: sono tornato ad appassionarmi di poesia, ho raccolto tutte le poesie che ho letto e sentito, e inizio, a 25 anni, di voler condividere la mia vita con una persona. Ho voglia di buttarmi, tanto ormai non ho più paura di stare male. Sono stato così tanto male che non ho più problemi a pensare al dolore che mi potrebbe procupare. Sono più invogliato dalla bellezza dell'amore, che dal suo dolore.
Ah all'università va più o meno tutto bene, problematiche con l'inglese a parte, tutto procede. Ho iniziato a lavorare al laboratorio di Ceramurgia come collaboratore part time. Sono messo che faccio provini e li testo :D figata!
Per ora è tutto. Inizierò a riscrivere le fasi dell'amore e i collegamenti con la fisica/chimica o altre belle cose che ho imparato in questi 18 mesi studiando Materiali :D
Ah all'università va più o meno tutto bene, problematiche con l'inglese a parte, tutto procede. Ho iniziato a lavorare al laboratorio di Ceramurgia come collaboratore part time. Sono messo che faccio provini e li testo :D figata!
Per ora è tutto. Inizierò a riscrivere le fasi dell'amore e i collegamenti con la fisica/chimica o altre belle cose che ho imparato in questi 18 mesi studiando Materiali :D
giovedì 27 settembre 2012
Aggiornamenti da Trento
Sono passate due settimane dalla mia partenza da Palermo. Sono a Trento, per chi non lo sapesse. Ho deciso di passare da Ingegneria per l'Ambiente ed il Territorio a Ingegneria dei Materiali. Come mai
questa scelta? Forse avevo solo bisogno di cambiare aria.
(chi non vuole leggere le menate, salti questa parte, basterà arrivare all'altra parte in rosso)
Per quanto riguarda il corso di laurea, avevo capito a 5 materie dalla fine che non era quello il percorso che volevo fare, ho preso come relatore il professore della materia che mi è piaciuta di più e ho finito il mio percorso triennale. Ma da tempo avevo deciso di cambiare, solo che non lo volevo fare prima. Potevo già partire nel Agosto/Settembre 2010. Mio padre voleva farmi finire la laurea da qualche altra parte, ma forse il mio subconscio abbia deciso di cercare e dirgli comunque una minchiata per non farmi salire. Ero all'apice della mia "non relazione" con Egle e stavo iniziando a chattare con Silvana in America. Sembrano passati secoli. Avevo un gruppo che la settimana prima aveva vinto un premio musicale, stracciando gli altri concorrenti. Che gran bel gruppo i Parsec. Ci siamo sciolti 9 mesi dopo, fra l'inizio della mia tesi, le voglie prog di Giacomino e i problemi col batterista. Poi ai tempi non ero pronto a mollare tutto. Forse Silvana mi ha fatto un "lavaggio del cervello" positivo. Mi ha fatto capire bisogna darsi una smossa per essere qualcuno.
Credo che il destino abbia deciso che la vita debba andare a tappe predefinite di 5 anni in 5 anni. Togliendoci i primi due anni, ho sempre cambiato scuola ogni 5-6 anni. 5 anni fra asilo e 2 anni di elementari dalle suore, 6 anni per gli altri tre anni delle elementari e medie, 5 anni per le superiori, 4 anni e mezzo per la triennale, più i 6 mesi di nullafacenza. Questa sera, ho tolto il "pizzetto da battaglia" così ho chiamato quella barba che ho fatto crescere sul mento per venire qui. Stasera l'ho tolto e metto a nudo sia il mento, sia i pensieri che girano intorno alla mia anima. In particolar modo vedo tutto da un punto di vista fisso, mentre vedo il resto del mondo che gira sulla terna solidale al mondo in cui potevo essere.
In questo momento il vecchio gruppo di amici dell'UDU Palermo, con cui ho avuto 3 anni e più di vittorie, risate, feste è in viaggio verso la manifestazione di Roma, dove ho deciso di non andare, (non mi andava, fine); la mia ex è a Parigi, lontana da me e in qualche modo da ogni pensiero; gli amici di sempre sono tutti in posti lontani, Elena è in Erasmus a Valenciennes, Paride è Parigi anche lui, Ignazio si dovrebbe laureare a Novembre e andrà a Torino, insieme a Fede che ha già trovato casa e inizierà le lezioni lunedì, Dario è a Valencia, tutti gli altri amici di sempre sono rimasti a palermo, Luana, Ilaria, Roberto, Roberta, Daniele, per non parlare del gruppo di Pietro, Marianna, Ciro, Valeria e tutti gli altri che mi mancano veramente tanto. Potevo rimanere lì. Tutto pronto, tutto fatto.
Credo che la morte di mio nonno, sia stata un inizio a tutto. La scintilla che ha fatto partire la miccia verso un tritolo caricato da mesi, forse anni. La malattia di mia madre, i litigi con mia nonna, la fine della relazione con Silvana, il mio essere nervoso per tutto. Problemi che si sono incredibilmente placati, con la mia partenza qui.
(fine delle menate)
Dove abito? Nel frattempo che cercavo casa a Trento, sono stato in una cooperativa sociale, Villa Sant'Ignazio, su una collina ad est della città. Una villa immensa, gestita da associazioni che si occupano del sociale e dai gesuiti. Devo ammettervi che la cosa mi preoccupava molto, pensavo fosse un convento, pieno di suore e preti. Invece è una villa immersa nel verde. Veramente un bel posto. Il palazzo è diviso in due, una parte è un vero e proprio albergo, non un cinque stelle, ma un
dignitossimo posto dove stare per 30 euro a notte, con colazione, pranzo e cena pagat; l'altra parte è l'accoglienza, dove due educatori "gestiscono" persone "bisognose" mandate dai servizi sociali. I primi tempi pensavo di stare lì molto come base per cercare casa. Poi ho visto che alla fine è a 10 minuti a piedi da ingegneria, che non devo dire le preghiere prima dei pasti, che non devo andare per forza a messa e che la cucina non era affatto male, non è quella palermitana, ma non è male. Mi hanno parlato che si poteva entrare nel lato accoglienza, facendo il volontario e dando una mano agli educatori e pagando un centinaio di euro al mese per le spese fra cibo, riscaldamento e acqua. Non male, considerato che per una doppia qui chiedono anche 300 euro.
Per uscire la sera basta chiedere le chiavi, visto che poi chiudono tutto alle 23, ma avendole è possibile raggiungere quelle poche persone che conosco di Trento. Che fra l'altro ho conosciuto al campeggio dell'UDU, anzi un ringraziamento a Greta e Lorenzo che mi hanno accolto da vero compagno. Certo a Trento c'è un movida paragonabile a quella di una martedì sera di pioggia d'inverno verso le 9 quando ci sono le partite della champions in chiaro, ma alla fine poco importa. Dalla Villa alla stazione ci sono 15 minuti a piedi, cronometrati. Di cui un paio in una superdiscesa lungo la via della saluga, via con una pendenza del 20% a occhio. Il problema non è scenderla ma risalirla. A scendere sono 15 minuti, è a salire che sono 25. Però almeno mi rimetto in forma. Qua si cammina un sacco.
Per quanto riguarda la vita qui, ho una singola, il bagno è fuori in comune con gli altri ragazzi dell'accoglienza, ma comunque vivibile.
Starò sicuramente qui fino al 24 ottobre, quando il mio periodo di prova come volontario sarà finito. Spero mi prendano per tutto l'anno fino a Giugno sinceramente. Faccio risparmiare i miei, non devo cucinare e devo fare i piatti due sere a settimana. Devo dire che mi va quasi di culo. I colleghi sono simpatici, non ho ancora confidenza, ma non sono malaccio. Anzi molto disponibili.
Ah sì. Per entrare devo dare 3 Crediti di Meccanica Razionale, un'integrazione, un po' inutile visto che la prima settimana di lezioni non ho capito una parola di metallurgia, visto che partono pensando che io sappia cosa che non ho mai studiato, ma questo è quello che devo dare e quindi a questo mi atterrò.
Le lezioni sono più interessanti di quanto potessi pensare. Il mondo dei materiali è immenso. Per ora sto seguendo le lezioni di Materiali Metallici, Polimerici e Ceramici. Tre corsi, di cui uno in inglese.
Però inizio a scoprire un mondo fatto di "figaggini". Poco fa ho fatto la barba e ho visto la composizione della schiuma da barba, tutta roba polimerica! che figata! Per non parlare di quanta roba si fa con i materiali ceramici! La fibra ottica è un materiale ceramico!! ma chi lo sapeva!!
La vita qui non è male. Anzi. La città è veramente carina! (per chi volesse vedere qualche foto della città, della stanza e della vista: https://www.dropbox.com/sh/ml23f4diduc10s6/MnR3B5G4lV?m ).
Non sarò con le persone che amo, ma devo dire che questo non è un male. Mi sta facendo capire chi ricambia e chi no. Chi mi è vicino anche se distante. Sì forse era più comodo rimanere a Palermo. Tutto fatto, eppure mettersi in gioco non si sta rivelando male. Devo fare tutto io, se sbaglio è colpa mia. E devo dire che non mi dispiace affatto.
Mi dispiace solo non avere le persone amate qui accanto a me. Ma niente può essere come si vuole.
Un saluto a tutti,
Manu
lunedì 27 agosto 2012
Anche se so..
Anche se so di aver perduto per sempre la donna che amo,devo sforzarmi di vivere tutte le grazie che Dio mi ha concesso oggi. Le grazie non possono essere risparmiate. Non esiste una banca dove io posso depositarle, per utilizzarle quando sarò di nuovo in pace con me stesso. Se non userò queste benedizioni, le perderò irrimediabilmente.
Dio sa che noi siamo gli artisti della vita. Un giorno, ci dà un mazzuolo per scolpire; un altro i pennelli e i colori per dipingere un quadro, oppure la carta e una penna per scrivere.
Ma non potrò mai impiegare il mazzuolo per le tele, o il pennello per le sculture. Dunque, sebbene sia difficile, devo accettare le piccole benedizioni dell’oggi, che mi sembrano maledizioni, perchè io sto soffrendo e la giornata è davvero splendida, con il sole che brilla e i bambini che cantano per la strada. Solo così riuscirò a uscire dal dolore e a ricostruire la mia vita.
Paulo Coelho
Dio sa che noi siamo gli artisti della vita. Un giorno, ci dà un mazzuolo per scolpire; un altro i pennelli e i colori per dipingere un quadro, oppure la carta e una penna per scrivere.
Ma non potrò mai impiegare il mazzuolo per le tele, o il pennello per le sculture. Dunque, sebbene sia difficile, devo accettare le piccole benedizioni dell’oggi, che mi sembrano maledizioni, perchè io sto soffrendo e la giornata è davvero splendida, con il sole che brilla e i bambini che cantano per la strada. Solo così riuscirò a uscire dal dolore e a ricostruire la mia vita.
Paulo Coelho
Lo Zahir
"L‘amore è una forza selvaggia.
Quando tentiamo di controllarlo, ci distrugge.Quando tentiamo di imprigionarlo, ci rende schiavi.
Quando tentiamo di capirlo, ci lascia smarriti e confusi."
Lo Zahir, Paulo Coelho
Che cos’è lo Zahir? Nella tradizione araba, dice Coelho, lo Zahir è un «pensiero che all’inizio ti sfiora appena e finisce per essere la sola cosa alla quale riesci a pensare». Come il suo stesso personaggio ammette: «il mio Zahir ha un nome e il suo nome è Esther». Almeno questo egli crede. Una domanda che accompagna il protagonista del romanzo, uno scrittore all’apice del successo, nel suo viaggio alla riscoperta di sé.
Per due anni, lo scrittore si affanna per ricostruirsi un’esistenza normale. Invano.Lo Zahir non gli lascia tregua. Fino a quando, l’incontro con un giovane mistico e un incidente d’auto, gli apriranno gli occhi. Non è l’amore per la moglie perduta a faro soffrire, ma solo la perdita delle certezze che lei ha portato con sé andandosene. La sicurezza di essere compreso, di essere protetto, la garanzia di non dover affrontare il mondo da solo. Esther aveva smesso di essere una donna per divenire un antidoto contro le difficoltà della vita. Solo dopo essersi liberato della dipendenza può partire alla ricerca di Esther, per riconquistare il suo amore.Quell’amore che non imprigiona le persone in una gabbia dorata, che non ha paura di correre dei rischi, di accettare nuove sfide. Il solo amore che può vincere lo Zahir. Poiché lo Zahir non è una donna, un amore, un pensiero ma «la fissazione su ciò che era stato trasmesso di generazione in generazione, che non lasciava nessuna domanda senza risposta, occupava tutto il nostro spazio, non ci permetteva mai di prendere in considerazione l’ipotesi che le cose cambiassero».
Silenzio e Lacrime
Quando noi ci lasciammo
In silenzio e in lacrime,
Spezzato a mezzo il cuore
Nel doverci dividere per anni,
La tua guancia divenne fredda e pallida
E più freddo il tuo bacio;
Quell’ora veramente fu presagio
Del dolore di questa.
La rugiada dell’alba
Scese gelida sopra la mia fronte:
Io sentii come il monito
Di ciò che sento ora.
Son spezzati i tuoi voti,
Hai fama di volubile:
Sento dire il tuo nome
E ne divido l’onta.
Chi innanzi a me ti nomina
Suona a morto al mio orecchio;
Un brivido mi scuote:
Perché eri tanto cara?
Essi non sanno che ti ho conosciuta,
Che ti ho conosciuta troppo bene:
A lungo a lungo avrò di te un rimpianto
Troppo profondo a dirsi.
C’incontrammo in segreto: in silenzio
Mi dolgo che il tuo cuore
Possa avermi scordato,
Tradito la tua anima.
Se dovessi incontrarti
Dopo lunghi anni,
Come salutarti?
Con silenzio e lacrime"
Lord Byron
martedì 8 maggio 2012
Della colpa e del perdono
Durante il suo pellegrinaggio alla Mecca, un sant’uomo cominciò a sentire la presenza di Dio al suo fianco. In trance, si inginocchiò, nascose il viso e pregò:
“Signore, voglio chiedere solo una cosa nella mia vita: che io abbia la grazia di non offenderTi mai.”
“Non posso concedere questa grazia” rispose l’Onnipotente.
Sorpreso, l’uomo volle sapere il motivo del rifiuto.
“Se tu non mi offenderai, io non avrò motivi per perdonarti” udì il Signore che diceva. “Se io non avrò bisogno di perdonarti, ben presto tu dimenticherai l’importanza della misericordia verso gli altri. Perciò, prosegui il tuo cammino con Amore, e lasciami praticare il perdono di tanto in tanto, affinché anche tu non dimentichi questa virtù.”
La storia illustra bene i nostri problemi con la colpa e il perdono. Da bambini, sentivamo sempre nostra madre che diceva: “Mio figlio ha fatto quella stupidaggine perché gli amici lo hanno influenzato. Lui è una persona molto buona”.
E in questo modo, non ci siamo mai assunti la responsabilità dei nostri gesti, non abbiamo chiesto perdono – e abbiamo finito per dimenticare che dobbiamo essere generosi anche quando l’altro ci offende. L’atto di chiedere perdono non ha niente a che vedere con il senso di colpa o la vigliaccheria: tutti noi commettiamo errori, e sono proprio questi passi falsi che ci permettono di migliorare e progredire. Se, invece, siamo troppo tolleranti con i nostri atteggiamenti – soprattutto quando essi finiscono per ferire qualcuno – alla fine siamo isolati, incapaci di correggere il nostro cammino.
Come allontanare la colpa, ma nello stesso tempo avere la capacità di chiedere perdono per un errore?
Non esistono formule. Ma esiste il buon senso: dobbiamo giudicare il risultato delle nostre azioni, e non le intenzioni che avevamo nel compierle. In fondo, tutti sono buoni, ma questo non interessa e non cura le ferite che possiamo causare. Una bella storia illustra ciò che voglio dire:
Quando era piccolo, Cosroes aveva un insegnante che era riuscito a fare in modo che si distinguesse in tutte le materie che studiava. Un pomeriggio, il maestro – apparentemente senza motivo – lo castigò con grande severità.
Anni dopo, Cosroes salì al trono. Uno dei suoi primi provvedimenti fu di mandare a chiamare il maestro della sua infanzia e chiedergli spiegazione dell’ingiustizia che aveva commesso.
“Perché mi castigaste senza che io lo meritassi?” domandò.
“Quando vidi la tua intelligenza, seppi subito che avresti ereditato il trono di tuo padre”, rispose l’antico insegnante. “E decisi di mostrarti come l’ingiustizia sia capace di segnare un uomo per il resto della vita.
“Poiché ora sai ciò che questo significa”, continuò il maestro, “spero che tu non castighi mai qualcuno senza motivo”.
Questo mi fa pensare a una conversazione che ho avuto durante una cena a Kyoto. Il professore coreano Tae-Chang Kim commentava le differenze fra il pensiero occidentale e quello orientale.
“Entrambe le civiltà hanno una regola d’oro. In Occidente voi dite: farò per il mio prossimo quello che vorrei fare per me. Questo significa che colui che ama, stabilisce un modello di felicità, che tenta di imporre a tutti coloro che si avvicinano.
“La regola d’oro dell’Oriente sembra quasi uguale: non farò al mio prossimo quello che non desidero che esso faccia a me. Ma quest’ultima parte dalla comprensione di tutto ciò che ci rende infelici, anche il fatto di dover obbedire al modello di felicità imposto dagli altri – e la differenza sta tutta qua.
“ Per migliorare il mondo, noi non imponiamo una maniera per dimostrare il nostro amore, ma, piuttosto, per evitare la sofferenza altrui”.
Quindi, rispetto e cautela nel confrontarci con il nostro fratello. Ha detto Gesú: “E’ dai frutti che si conosce l’albero”. Dice un vecchio proverbio arabo: “ Dio giudica l’albero dai suoi frutti, e non dalle sue radici”. E dice un vecchio proverbio popolare: “Chi picchia dimentica, chi le busca non dimentica mai”.
venerdì 13 aprile 2012
Io non posso - Pedro Salinas
Io non posso
Io non posso darti di più
Non sono più di quello che sono. Ah come vorrei essere
sabbia, sole in estate!Che ti sdraiassi
rilassata a rilassarti.Che mi lasciassi
il tuo corpo quando te ne vai, orma,tenera, tiepida, indimenticabile.E che con te se ne andasse
su di te, il mio bacio lento:colore,
dalla testa ai piedibruno.
Ah come vorrei essere
vetro, o stoffa o legno
che conserva il suo colore
qui, il suo profumo qui,e nacque a tremila chilometri!
Essere
la materia che ti piace, che tocchi tutti i giorni
e che vedi già senza guardare
vicino a te, le cose
-collana, boccetta, seta antica – di cui, q
uando senti la mancanza chiedi:
"Ah! dov’è?" A come vorrei essere
un’allegria fra tutte, una sola, l’allegria
di cui ti rallegri tu! Un amore, un amore solo:
l’amore di cui tu ti innamoreresti.
Non sono più di quello che sono. Ah come vorrei essere
sabbia, sole in estate!Che ti sdraiassi
rilassata a rilassarti.Che mi lasciassi
il tuo corpo quando te ne vai, orma,tenera, tiepida, indimenticabile.E che con te se ne andasse
su di te, il mio bacio lento:colore,
dalla testa ai piedibruno.
Ah come vorrei essere
vetro, o stoffa o legno
che conserva il suo colore
qui, il suo profumo qui,e nacque a tremila chilometri!
Essere
la materia che ti piace, che tocchi tutti i giorni
e che vedi già senza guardare
vicino a te, le cose
-collana, boccetta, seta antica – di cui, q
uando senti la mancanza chiedi:
"Ah! dov’è?" A come vorrei essere
un’allegria fra tutte, una sola, l’allegria
di cui ti rallegri tu! Un amore, un amore solo:
l’amore di cui tu ti innamoreresti.
Però non sono più di quello che sono.
Pedro Salinas
venerdì 23 dicembre 2011
Il tuo cuore lo porto con me
Il tuo cuore lo porto con me
Lo porto nel mio
Non me ne divido mai.
Dove vado io, vieni anche tu, mia amata;
qualsiasi cosa sia fatta da me, la fai anche tu, mia cara.
Non temo il fato perchè il mio fato sei tu, mia dolce.
Non voglio il mondo, perchè il mio, il più bello, il più vero sei tu.
Questo è il nostro segreto profondo radice di tutte le radici
germoglio di tutti i germogli e cielo dei cieli
di un albero chiamato vita,
che cresce più alto di quanto l’anima spera, e la mente nasconde.
Questa è la meraviglia che le stelle separa.
Il tuo cuore lo porto con me, lo porto nel mio.
Edward Cummings
mercoledì 7 settembre 2011
SE...
Se saprai conservare la testa, quando intorno a tetutti perderanno la loro e te ne faranno una colpa;se crederai in te stesso quando tutti dubiteranno,ma saprai capire il loro dubbio;se saprai aspettare senza stancarti nell’attesa,ed essere calunniato senza calunniare;o essere odiato senza dare tu sfogo all’odio,e non apparir troppo bello, né dire cose troppo sagge;se saprai sognare senza fare del sogno il tuo padrone;se saprai pensare senza fare del pensiero il tuo fine;se saprai incontrare il trionfo ed il disastroe trattare questi due impostori nello stesso modo;se saprai sopportare di sentire le tue parole giustefalsate da furfanti per ingannare gli sciocchi;o vedere le cose per cui hai dato la vita spezzate,e curvarti e ricostruirle con logori utensili;se saprai fare un mucchio di tutte le tue vincitee rischiarle in un giro di testa e croce;e perdere e ricominciare da caposenza fiatare sulle tue perdite;se saprai forzare il tuo cuore, i nervi e i tendiniper assecondare il tuo volere, anche quando essi sono consumati;e così resistere, quando non c’è più niente in te,tranne che la volontà che dice loro: “tenete duro!”;se saprai parlare alle folle e mantenerti virtuoso,passeggiare con i re e non perdere la semplicità;se né i nemici, né gli amici potranno offenderti,se tutti conteranno, ma nessuno troppo;se saprai riempire il minuto inesorabile,dando valore ad ognuno di quei sessanta secondi;tuo sarà il mondo e tutto ciò che esso contiene,e, ciò che più conta, tu sarai un Uomo, figlio mio.
Rudyard Kipling
sabato 27 agosto 2011
Quest’ora sembra attendere un evento,
voi mi chiedete la causa delle mie lacrime.
Non posso dirvelo: e’ il segreto non ancora rivelato."
RABINDRANATH TAGORE
"Vorrei dirti le parole più vere, ma non oso,
per paura che tu rida. Ecco perché mento,
dicendo il contrario di quello che penso.
Rendo assurdo il mio dolore per paura
che tu faccia lo stesso."
RABINDRANATH TAGORE
"Nel tuo sonno, al limite dei sogni,
aspetto guardando in silenzio il tuo viso,
come la stella del mattino che appare per prima
alla tua finestra.
Con i miei occhi berro’ il primo sorriso
che, come un germoglio, sboccera’
sulle tue labbra semiaperte.
Il mio desiderio e’ solo questo."
RABINDRANATH TAGORE
"Senza parlare sei arrivata come una
vera regina, di nascosto
hai posato i piedi dentro l’anima."
RABINDRANATH TAGORE
"Se non puoi amarmi, amore mio, perdona il mio dolore.
Non guardarmi sdegnato, da lontano.
Tornero’ nel mio cantuccio e siedero’ al buio.
Con entrambe le mani copriro’
la mia nuda vergogna."
RABINDRANATH TAGORE
Vorrei sedermi vicino a te in silenzio,
ma non ne ho il coraggio: temo che
il mio cuore mi salga alle labbra.
Ecco perche’ parlo stupidamente e nascondo
il mio cuore dietro le parole.
Tratto crudelmente il mio dolore per paura
che tu faccia lo stesso.RABINDRANATH TAGORE
"Lei è vicina al mio cuore
come un piccolo fiore alla terra.
Lei e’ dolce come il sonno che viene
per il corpo stanco."
RABINDRANATH TAGORE
"Come in un sogno,
l’amore viene con passi silenziosi."
RABINDRANATH TAGORE
"Ho sognato che lei, seduta vicino al mio letto,
mi sollevava dolcemente con le mani i capelli,
facendomi sentire la gentilezza delle sue dita.
Guardavo il suo viso, lottando con le lacrime
che mi offuscavano lo sguardo,
finche’ il languore delle sue dolci parole
mi fermo’ il sogno, come una luce iridescente."
RABINDRANATH TAGORE
"Tengo le sue mani e le stringo al mio petto.
Tento di riempire le mie braccia della sua bellezza,
di rubare con i baci il suo dolce sorriso, di bere
i suoi neri sguardi con i miei occhi."
RABINDRANATH TAGORE
"Non partire, mio amore, senza avvertirmi.
Ho vegliato tutta la notte e ora i miei occhi
sono pesanti di sonno.
Ho paura di perderti mentre dormo.
Non partire, amore mio, senza avvertirmi."
RABINDRANATH TAGORE
"Desideravi il mio amore e ora non mi vuoi piu’.
Ormai la mia vita e’ legata alla tua come una catena
i cui anelli ti tengono ancora più stretto
quando lotti per liberarti."
RABINDRANATH TAGORE
"Nuvole e nuvole s’addensano
poi si fa buio…
Amore mio, perche’ mi lasci solo
ad aspettare fuori della porta?"
RABINDRANATH TAGORE
"Quando nella stanza sara’ portata la lampada accesa
io andro’ via. Tu forse allora ascolterai la notte,
e, anche se io tacero’, sentirai la mia canzone."
RABINDRANATH TAGORE
"Se non hai bisogno del mio amore
lascia che ti abbandoni qui.
Non mendichero’ piu’ uno solo dei tuoi sguardi,
se i miei t’importunano."
RABINDRANATH TAGORE
voi mi chiedete la causa delle mie lacrime.
Non posso dirvelo: e’ il segreto non ancora rivelato."
RABINDRANATH TAGORE
"Vorrei dirti le parole più vere, ma non oso,
per paura che tu rida. Ecco perché mento,
dicendo il contrario di quello che penso.
Rendo assurdo il mio dolore per paura
che tu faccia lo stesso."
RABINDRANATH TAGORE
"Nel tuo sonno, al limite dei sogni,
aspetto guardando in silenzio il tuo viso,
come la stella del mattino che appare per prima
alla tua finestra.
Con i miei occhi berro’ il primo sorriso
che, come un germoglio, sboccera’
sulle tue labbra semiaperte.
Il mio desiderio e’ solo questo."
RABINDRANATH TAGORE
"Senza parlare sei arrivata come una
vera regina, di nascosto
hai posato i piedi dentro l’anima."
RABINDRANATH TAGORE
"Se non puoi amarmi, amore mio, perdona il mio dolore.
Non guardarmi sdegnato, da lontano.
Tornero’ nel mio cantuccio e siedero’ al buio.
Con entrambe le mani copriro’
la mia nuda vergogna."
RABINDRANATH TAGORE
Vorrei sedermi vicino a te in silenzio,
ma non ne ho il coraggio: temo che
il mio cuore mi salga alle labbra.
Ecco perche’ parlo stupidamente e nascondo
il mio cuore dietro le parole.
Tratto crudelmente il mio dolore per paura
che tu faccia lo stesso.RABINDRANATH TAGORE
"Lei è vicina al mio cuore
come un piccolo fiore alla terra.
Lei e’ dolce come il sonno che viene
per il corpo stanco."
RABINDRANATH TAGORE
"Come in un sogno,
l’amore viene con passi silenziosi."
RABINDRANATH TAGORE
"Ho sognato che lei, seduta vicino al mio letto,
mi sollevava dolcemente con le mani i capelli,
facendomi sentire la gentilezza delle sue dita.
Guardavo il suo viso, lottando con le lacrime
che mi offuscavano lo sguardo,
finche’ il languore delle sue dolci parole
mi fermo’ il sogno, come una luce iridescente."
RABINDRANATH TAGORE
"Tengo le sue mani e le stringo al mio petto.
Tento di riempire le mie braccia della sua bellezza,
di rubare con i baci il suo dolce sorriso, di bere
i suoi neri sguardi con i miei occhi."
RABINDRANATH TAGORE
"Non partire, mio amore, senza avvertirmi.
Ho vegliato tutta la notte e ora i miei occhi
sono pesanti di sonno.
Ho paura di perderti mentre dormo.
Non partire, amore mio, senza avvertirmi."
RABINDRANATH TAGORE
"Desideravi il mio amore e ora non mi vuoi piu’.
Ormai la mia vita e’ legata alla tua come una catena
i cui anelli ti tengono ancora più stretto
quando lotti per liberarti."
RABINDRANATH TAGORE
"Nuvole e nuvole s’addensano
poi si fa buio…
Amore mio, perche’ mi lasci solo
ad aspettare fuori della porta?"
RABINDRANATH TAGORE
"Quando nella stanza sara’ portata la lampada accesa
io andro’ via. Tu forse allora ascolterai la notte,
e, anche se io tacero’, sentirai la mia canzone."
RABINDRANATH TAGORE
"Se non hai bisogno del mio amore
lascia che ti abbandoni qui.
Non mendichero’ piu’ uno solo dei tuoi sguardi,
se i miei t’importunano."
RABINDRANATH TAGORE
giovedì 5 maggio 2011
La donna è come un'onda - John Gray
Una donna è come un'onda.
Quando si sente amata, la sua stima di sé cresce e cala con un movimento ondulatorio. È frequente che, raggiunto il culmine, il suo umore cambi di colpo e l'onda si infranga.
È però un fenomeno solo temporaneo. Una volta raggiunto il fondo, eccola risalire di nuovo, e sentirsi perfettamente in pace con se stessa. L'onda riprende slancio.
Quando si sente amata, la sua stima di sé cresce e cala con un movimento ondulatorio. È frequente che, raggiunto il culmine, il suo umore cambi di colpo e l'onda si infranga.
È però un fenomeno solo temporaneo. Una volta raggiunto il fondo, eccola risalire di nuovo, e sentirsi perfettamente in pace con se stessa. L'onda riprende slancio.
Quando l'onda è alta, una donna sente di avere abbondanza di amore da dare, ma durante la discesa prova un senso di vuoto interiore e il conseguente bisogno di riempirlo mediante l'amore. Sono questi i momenti in cui sente la necessità di un'operazione di pulizia emotiva.
Se nel momento di massima altezza dell'onda ha soffocato sentimenti negativi o ha rinnegato se stessa nell'intento di essere più amorevole, è inevitabile che durante la parabola discendente la percezione di questi sentimenti negativi e dei bisogni non soddisfatti diventi dolorosa-mente chiara.
Sono questi i momenti in cui ha più bisogno di parlare dei propri problemi e di essere ascoltata e compresa.
Sono questi i momenti in cui ha più bisogno di parlare dei propri problemi e di essere ascoltata e compresa.
Alcune donne dicono che questi momenti di “caduta” equivalgono al precipitare in un pozzo buio.
Quando una donna scende nel “pozzo” è consapevole di stare affondando nel proprio inconscio e nell'incertezza emotiva. Può quindi sperimentare un'infinità di emozioni inspiegabili e sentimenti indefiniti.
Può sentirsi inerme, sola o priva di sostegno. Ma poco dopo avere raggiunto il fondo, se davvero è convinta di essere amata e sostenuta, comincerà automaticamente a sentirsi meglio. Con la stessa subitaneità con cui è precipitata, si risolleverà e ricomincerà a irradiare amore.
Quando una donna scende nel “pozzo” è consapevole di stare affondando nel proprio inconscio e nell'incertezza emotiva. Può quindi sperimentare un'infinità di emozioni inspiegabili e sentimenti indefiniti.
Può sentirsi inerme, sola o priva di sostegno. Ma poco dopo avere raggiunto il fondo, se davvero è convinta di essere amata e sostenuta, comincerà automaticamente a sentirsi meglio. Con la stessa subitaneità con cui è precipitata, si risolleverà e ricomincerà a irradiare amore.
In una donna, la capacità di dare e ricevere amore all'interno di un rapporto riflette generalmente il suo modo di percepirsi.
Quando non è soddisfatta di se stessa, è anche incapace di mostrare accettazione e apprezzamento nei confronti del partner. Nei momenti bui, tende a sentirsi sopraffatta o più reattiva sul piano emotivo. Quando la sua onda si infrange, è più vulnerabile e ha bisogno di più amore. È quindi fondamentale che il suo compagno abbia coscienza di tale necessità, perché in caso contrario potrebbe rivolgerle richieste irragionevoli.
Quando non è soddisfatta di se stessa, è anche incapace di mostrare accettazione e apprezzamento nei confronti del partner. Nei momenti bui, tende a sentirsi sopraffatta o più reattiva sul piano emotivo. Quando la sua onda si infrange, è più vulnerabile e ha bisogno di più amore. È quindi fondamentale che il suo compagno abbia coscienza di tale necessità, perché in caso contrario potrebbe rivolgerle richieste irragionevoli.
Quando è amata, una donna riluce di amore e gratificazione. Ingenuamente, le persone si aspettano che tale lucentezza duri per sempre. Ma pretendere che la natura amorevole della donna sia costante è come pretendere che il tempo non cambi mai e il sole splenda in continuazione. All'interno di un rapporto uomini e donne hanno i loro ritmi e i loro cicli. Gli uomini si ritraggono e poi tornano ad avvicinarsi, mentre nelle donne fluttua la capacità di amare se stesse e gli altri.
Molti uomini, commettono l'errore di cercare di impedire alla compagna di “toccare il fondo”. Pensano di doverla aiutare a risalire, senza capire che toccare il fondo è proprio ciò di cui le donne hanno bisogno per poter tornare a galla.
Quando la sua onda cominciava a infrangersi, la donna inizia a sentirsi sopraffatta. Invece di ascoltarla con attenzione, calore e simpatia, gli uomini spesso si sforzano di sollevarle il morale facendole capire che non aveva motivo di essere tanto turbata.
L'ultima cosa di cui una donna ha bisogno quando è “in caduta libera” è che qualcuno le spieghi perché non ha ragione di provare certe sensazioni. Ha invece la necessità di una presenza amorevole, di qualcuno che la ascolti e reagisca con empatia. Anche se un uomo non è in grado di capire appieno perché una donna si sente sopraffatta, può ugualmente offrirle il suo amore, la sua attenzione e il suo sostegno.
La tendenza a comportarsi come un'onda aumenta quando una donna vive un rapporto privilegiato. E essenziale che lei si senta sicura durante l'evolversi del proprio ciclo naturale. In caso contrario, farà di tutto per fingere che va tutto bene e soffocare i sentimenti negativi.
A una donna che non ha la sicurezza di poter scendere nel pozzo senza conseguenze negative, resta un'unica alternativa: evitare l'intimità e il sesso o reprimere e ottundere i propri sentimenti esagerando nel bere, nel mangiare, nel lavorare o nella sorveglianza. Neppure questo, tuttavia, le impedirà di precipitare periodicamente nel pozzo, con il rischio di emergerne in preda a un grave turbamento emotivo.
Probabilmente conoscete anche voi delle coppie che non litigano mai e che, tra la sorpresa generale, a un certo punto decidono di divorziare. In molti di questi casi, la donna ha represso i suoi sentimenti negativi per evitare litigi, finendo così per atrofizzare la propria capacità di amare.
Reprimendo i sentimenti negativi si soffocano anche quelli positivi e l'amore muore. Evitare litigi e discussioni è certamente opportuno, ma soffocare i propri senti-menti è sempre dannoso.
Quando l'onda di una donna si infrange, è arrivato il momento di una pulizia emotiva. Senza questa catarsi una donna perde lentamente la sua capacità di amare. La sua natura fluttuante viene ostacolata dalla repressione dei sentimenti e gradualmente lei diventa insensibile e arida.
Tra le donne che reprimono le emozioni negative e resistono alle normali fluttuazioni del loro stato d'animo, sono frequenti i casi di sindrome premestruale. Esiste una forte relazione tra la sindrome premestruale e l'incapacità di affrontare positivamente i sentimenti negativi. In alcune donne che avevano imparato a gestire i propri sentimenti, i sintomi della sindrome premestruale sono completamente scomparsi.
Anche una donna forte, sicura e di successo sentirà di tanto in tanto l'impulso a scendere nel pozzo. Gli uomini commettono spesso l'errore di pensare che se la loro compagna ha successo nel lavoro sarà necessariamente immune dal bisogno di queste periodiche pulizie emotive. È vero esattamente il contrario.
Una donna che lavora è esposta a numerose forme di inquinamento emotivo e di stress. Cresce così il suo bisogno di un'operazione di pulizia emotiva. Analogamente, in un uomo, il bisogno di distacco può aumentare nei momenti di maggior tensione lavorativa.
Uno studio ha rivelato che di norma in una donna la stima di sé aumenta e diminuisce nell'arco di un periodo di tempo compreso tra i ventuno e i trentacinque giorni. Nessuna ricerca ha stabilito con quanta frequenza gli uomini si tendono come elastici, ma stando alla mia esperienza i tem-pi sono molto simili. Il ciclo di autostima di una donna non coincide necessariamente con quello mestruale, ma la sua durata media si aggira intorno ai ventotto giorni.
Quando una donna indossa la sua uniforme da lavoro è generalmente in grado di dimenticare le sue altalene emotive, ma tornando a casa ha bisogno che il compagno le fornisca l'appoggio tenero e amorevole di cui ogni donna sente la necessità.
E importante capire che la tendenza a scendere nel pozzo non influenza necessariamente la competenza professionale di una donna, ma incide in modo significativo sulla qualità delle sue comunicazioni con le persone che ama e che vuole vicine.
Una donna che non si senta di tanto in tanto incoraggiata a sentirsi infelice non sarà mai autenticamente felice. Per provare la vera felicità è necessario sprofondare nel pozzo e liberare, sanare e purificare le proprie emozioni. Si tratta di un processo naturale e perfettamente normale.
Per sperimentare sentimenti positivi quali l'amore, la felicità, la fiducia e la gratitudine, dobbiamo periodica-mente provare anche rabbia, tristezza, paura e dolore. Quando una donna scende nel pozzo, giunge per lei il momento di curare queste emozioni negative.
Anche gli uomini hanno la necessità di elaborare i loro sentimenti negativi in modo da poterne sperimentare di positivi. Quando un uomo si rifugia nella sua caverna, giunge per lui il momento di sondare ed elaborare in solitudine i sentimenti negativi.
Quando l'onda è in salita, una donna si sente soddisfatta di quello che ha. Ma durante la parabola discendente diventa consapevole di tutto ciò che le manca. Quando sta bene è in grado di vedere le cose buone della sua vita e di reagire. Ma quando la sua onda si infrange, tende a concentrarsi soprattutto sulle carenze.
Proprio come un bicchiere può essere considerato mezzo pieno o mezzo vuoto, una donna in fase ascendente percepisce la pienezza della sua vita, mentre durante la fase discendente ne scorge il vuoto.
Se ignorano che le donne sono come onde, gli uomini non sono in grado di capire e aiutare le proprie mogli. Precipitano nello sconcerto quando la situazione esterna migliora ma peggiora la qualità del rapporto. D'altro canto, un uomo consapevole di questa caratteristica femminile ha in mano la chiave per dare alla sua compagna l'amore che merita nei momenti in cui più ne avrà necessità.
lunedì 2 maggio 2011
Gli uomini sono come elastici - John Gray
Gli uomini sono come elastici. Quando li si tende, riescono ad allungarsi solo fino a un certo punto prima di scattare all'indietro. L'elastico offre una metafora perfetta per capire il ciclo dell'intimità maschile, un ciclo che comprende manovre di avvicinamento, di allontanamento e ancora di avvicinamento.
La maggioranza delle donne si stupisce nel accorgersi che anche quando è innamorato un uomo sente periodicamente il bisogno di allontanarsi prima di riavvicinarsi. Un bisogno, questo, che gli uomini avvertono d'istinto. Non si tratta di una decisione o di una scelta. Succede. Non è colpa di lui né di lei. È un fatto naturale.
Le donne tendono a equivocare questo atteggiamento perché di norma sono diverse le ragioni che le inducono ad allontanarsi. Una donna si ritrae quando teme che il compagno non capisca i suoi sentimenti, quando è stata ferita e ha paura di soffrire di nuovo, o quando lui ha fatto qualcosa di sbagliato e l'ha delusa.
Naturalmente anche un uomo può allontanarsi per motivi identici, ma gli succederà di farlo anche quando la compagna non ha commesso alcun errore. Pur amandola e fidandosi di lei, a un certo punto comincia a tirarsi indietro. Come un elastico teso, si allontanerà per poi tornare di sua spontanea volontà.
Un uomo si allontana per soddisfare il proprio bisogno di indipendenza o di autonomia. Non appena avrà raggiunto il livello massimo di tensione, ossia di allontanamento, proverà l'improvviso desiderio di tornare indietro. Raggiunta la completa separazione, avvertirà di nuovo il bisogno di amore e intimità. Automaticamente, si sentirà più motivato a offrire il suo amore e a ricevere quello di lei. Quando un uomo torna ad avvicinarsi alla compagna, riprende la relazione dal punto esatto in cui l'ha lasciata.
Non sente il bisogno di un periodo di transizione.
Quando è correttamente compreso, il ciclo interiore ma schile arricchisce un rapporto, mentre una mancata com prensione genera problemi assolutamente superflui.
Se Lui si allontana e Lei gli impedisce di raggiungere la massima distanza (Azione che gli avrebbe consentito di tornare al suo fianco) andandolo ad assillare e non permettendogli di avvertire di nuovo il bisogno della propria partner, inconsapevolmente sta interrompendo un ciclo importante per l'intimità del suo compagno.
Sforzandosi di mantenere l'intimità, l'aveva ostacolata.
Se un uomo non ha l'opportunità di allontanarsi, non riuscirà mai a sentire appieno il desiderio di riavvicinarsi alla compagna. È essenziale che le donne capiscano che, insistendo per una continua intimità o “correndo dietro”
ai loro compagni quando questi si allontanano, non faranno che indurli a cercare continuamente la fuga negando loro la possibilità di provare di nuovo un appassionato desiderio di amore.
Per dimostrare questo punto utilizzo un grosso elastico. Immaginate di averne in mano uno.
Cominciatea tenderlo tirandolo verso destra. Questo particolare elastico può allungarsi fino a raggiungere i trenta centimetri, dopodiché non può fare altro che tornare in dietro. E lo fa con una potenza ed un' energia considerevoli.
In modo analogo, quando un uomo ha raggiunto la massima distanza possibile, torna dalla compagna con un grosso carico di amore ed energia. Non appena è teso fino al limite estremo, comincia a subire una trasformazione che riguarda tutto il suo atteggiamento. L'uomo, che sembrava non interessarsi minimamente alla compagna, improvvisamente non può vivere senza di lei. Sta avvertendo di nuovo il bisogno di intimità. La sua potenza è tornata per ché il desiderio di amore e di essere amato sono stati ravvivati.
Si tratta di un fenomeno sconcertante per una donna; in caso di allontanamento, a lei è necessario un certo periodo di adattamento per riconquistare la perduta intimità. Se non riesce a capire questa importante differenza, sarà incline a non fidarsi dell'improvviso desiderio di intimità manifestato dal compagno e a respingerlo.
Anche gli uomini, tuttavia, hanno bisogno di comprendere la natura di questa differenza.
Se manca la comprensione di questo ciclo, non c'è da stupirsi se le donne e gli uomini cominciano a dubitare del l'amore dell'altro. Incapace di capire che era Lei a impedire a Lui di ritrovare la passione, Lei arrivò inevitabilmente alla conclusione che Lui aveva smesso di amarla. Privato della sua possibilità di allontanarsi, non ritrova va in sé il desiderio di stare vicino alla compagna. Da questo a convincersi di non amarla più, il passo era breve.
Poi, dopo avere imparato a lasciare al suo compagno il suo spazio, Lei se lo trovò di nuovo vicino. Si esercitò allora a non corrergli dietro quando lo vedeva ritirarsi e a essere fiduciosa. Lui tornava sempre.
A mano a mano che la sua sicurezza cresceva, Lei cadde sempre meno spesso in preda al panico. Quando Lui si allontanava, non lo assillava e neppure si tormentava cercando di capire che cosa non funzionasse. Aveva accettato quell'aspetto del compagno e più imparava ad accettarlo, più le assenze di lui erano brevi. Quando cominciò a capire, Lui divenne più sicuro del proprio amore e fu in grado di impegnarsi. Entrambi avevano capito e accettato il fatto che gli uomini sono come elastici; l'acquisizione di questo segreto garantì il successo alla loro relazione.
Quando non capiscono che gli uomini sono come elastici, le donne rischiano facilmente di fraintendere le reazioni maschili. È tipico lo sconcerto che si crea quando lei dice: “Parliamo” e immediatamente lui si chiude in se stesso.
Proprio nel momento in cui lei vuole aprirsi e sentirlo più vicino, lui aspira ad allontanarsi. Una delle lamentele che si sentono forse più spesso è: “Ogni volta che voglio parlare, lui si allontana. Ho la sensazione che non gli importi nulla di me.” La donna in questione finisce con il concludere, del tutto erroneamente, che il compagno non vuole mai parlare con lei.
L'analogia dell'elastico spiega come anche un uomo mol to innamorato possa staccarsi di colpo dalla sua compa gna. Questo non significa che non voglia parlare. Ha solo bisogno di un po' di solitudine; di un po' di tempo da passare con se stesso senza sentirsi responsabile di altri. Al suo ritorno, sarà di nuovo disponibile al dialogo.
In una certa misura, un uomo perde se stesso nel sintonizzarsi con la compagna. Nel percepire i bisogni, i problemi, i desideri e le emozioni di lei, corre il rischio di perdere contatto con se stesso. I periodi di allontanamento gli permettono di ristabilire i suoi limiti personali e di soddisfare il bisogno di autonomia.
( tratto da Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere di John Gray )
N.d.a. ho modificato alcune parti per eliminare i residui delle testimonianze cercando di mantenere comunque immutato il testo il più possibile.
EPS
domenica 17 aprile 2011
I tuoi occhi
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che tu venga all’ospedale o in prigione
nei tuoi occhi porti sempre il sole.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
questa fine di maggio, dalle parti d’Antalya,
sono cosi, le spighe, di primo mattino;
i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
quante volte hanno pianto davanti a me
son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,
nudi e immensi come gli occhi di un bimbo
ma non un giorno han perso il loro sole;
i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che s’illanguidiscano un poco, i tuoi occhi
gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:
allora saprò far echeggiare il mondo
del mio amore.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
Così sono d’autunno i castagneti di Bursa
le foglie dopo la pioggia
e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
verrà giorno, mia rosa, verrà giorno
che gli uomini si guarderanno l’un l’altro
fraternamente
con i tuoi occhi, amor mio,
si guarderanno con i tuoi occhi.
Nazim Hikmet
...per la Wendy tornata dall'Isola che non c'è
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