"L‘amore è una forza selvaggia.
Quando tentiamo di controllarlo, ci distrugge.Quando tentiamo di imprigionarlo, ci rende schiavi.
Quando tentiamo di capirlo, ci lascia smarriti e confusi."
Lo Zahir, Paulo Coelho
Che cos’è lo Zahir? Nella tradizione araba, dice Coelho, lo Zahir è un «pensiero che all’inizio ti sfiora appena e finisce per essere la sola cosa alla quale riesci a pensare». Come il suo stesso personaggio ammette: «il mio Zahir ha un nome e il suo nome è Esther». Almeno questo egli crede. Una domanda che accompagna il protagonista del romanzo, uno scrittore all’apice del successo, nel suo viaggio alla riscoperta di sé.
Per due anni, lo scrittore si affanna per ricostruirsi un’esistenza normale. Invano.Lo Zahir non gli lascia tregua. Fino a quando, l’incontro con un giovane mistico e un incidente d’auto, gli apriranno gli occhi. Non è l’amore per la moglie perduta a faro soffrire, ma solo la perdita delle certezze che lei ha portato con sé andandosene. La sicurezza di essere compreso, di essere protetto, la garanzia di non dover affrontare il mondo da solo. Esther aveva smesso di essere una donna per divenire un antidoto contro le difficoltà della vita. Solo dopo essersi liberato della dipendenza può partire alla ricerca di Esther, per riconquistare il suo amore.Quell’amore che non imprigiona le persone in una gabbia dorata, che non ha paura di correre dei rischi, di accettare nuove sfide. Il solo amore che può vincere lo Zahir. Poiché lo Zahir non è una donna, un amore, un pensiero ma «la fissazione su ciò che era stato trasmesso di generazione in generazione, che non lasciava nessuna domanda senza risposta, occupava tutto il nostro spazio, non ci permetteva mai di prendere in considerazione l’ipotesi che le cose cambiassero».
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