sabato 27 agosto 2011

 Quest’ora sembra attendere un evento,
voi mi chiedete la causa delle mie lacrime.
Non posso dirvelo: e’ il segreto non ancora rivelato
."
RABINDRANATH TAGORE


"Vorrei dirti le parole più vere, ma non oso,
per paura che tu rida. Ecco perché mento,
dicendo il contrario di quello che penso.
Rendo assurdo il mio dolore per paura
che tu faccia lo stesso
."
RABINDRANATH TAGORE

"Nel tuo sonno, al limite dei sogni,
aspetto guardando in silenzio il tuo viso,
come la stella del mattino che appare per prima
alla tua finestra.
Con i miei occhi berro’ il primo sorriso
che, come un germoglio, sboccera’
sulle tue labbra semiaperte.
Il mio desiderio e’ solo questo
."
RABINDRANATH TAGORE

"Senza parlare sei arrivata come una
vera regina, di nascosto
hai posato i piedi dentro l’anima."
RABINDRANATH TAGORE

"Se non puoi amarmi, amore mio, perdona il mio dolore.
Non guardarmi sdegnato, da lontano.
Tornero’ nel mio cantuccio e siedero’ al buio.
Con entrambe le mani copriro’
la mia nuda vergogna
."
RABINDRANATH TAGORE

Vorrei sedermi vicino a te in silenzio,
ma non ne ho il coraggio: temo che
il mio cuore mi salga alle labbra.
Ecco perche’ parlo stupidamente e nascondo
il mio cuore dietro le parole.
Tratto crudelmente il mio dolore per paura
che tu faccia lo stesso.
RABINDRANATH TAGORE

"Lei è vicina al mio cuore
come un piccolo fiore alla terra.
Lei e’ dolce come il sonno che viene
per il corpo stanco
."
RABINDRANATH TAGORE

"Come in un sogno,
l’amore viene con passi silenziosi
."
RABINDRANATH TAGORE

"Ho sognato che lei, seduta vicino al mio letto,
mi sollevava dolcemente con le mani i capelli,
facendomi sentire la gentilezza delle sue dita.
Guardavo il suo viso, lottando con le lacrime
che mi offuscavano lo sguardo,
finche’ il languore delle sue dolci parole
mi fermo’ il sogno, come una luce iridescente
."
RABINDRANATH TAGORE

"Tengo le sue mani e le stringo al mio petto.
Tento di riempire le mie braccia della sua bellezza,
di rubare con i baci il suo dolce sorriso, di bere
i suoi neri sguardi con i miei occhi
."
RABINDRANATH TAGORE

"Non partire, mio amore, senza avvertirmi.
Ho vegliato tutta la notte e ora i miei occhi
sono pesanti di sonno.
Ho paura di perderti mentre dormo.
Non partire, amore mio, senza avvertirmi
."
RABINDRANATH TAGORE


"
Desideravi il mio amore e ora non mi vuoi piu’.
Ormai la mia vita e’ legata alla tua come una catena
i cui anelli ti tengono ancora più stretto
quando lotti per liberarti
."
RABINDRANATH TAGORE

"Nuvole e nuvole s’addensano
poi si fa buio…
Amore mio, perche’ mi lasci solo
ad aspettare fuori della porta
?"
RABINDRANATH TAGORE

"Quando nella stanza sara’ portata la lampada accesa
io andro’ via. Tu forse allora ascolterai la notte,
e, anche se io tacero’, sentirai la mia canzone
."
RABINDRANATH TAGORE

"Se non hai bisogno del mio amore
lascia che ti abbandoni qui.
Non mendichero’ piu’ uno solo dei tuoi sguardi,
se i miei t’importunano
."
RABINDRANATH TAGORE

giovedì 5 maggio 2011

La donna è come un'onda - John Gray



Una donna è come un'onda.
Quando si sente amata, la sua stima di sé cresce e cala con un movimento ondulatorio. È frequente che, raggiunto il culmine, il suo umore cambi di colpo e l'onda si infranga.
È però un fenomeno solo temporaneo. Una volta raggiunto il fondo, eccola risalire di nuovo, e sentirsi perfettamente in pace con se stessa. L'onda riprende slancio.
Quando l'onda è alta, una donna sente di avere abbondanza di amore da dare, ma durante la discesa prova un senso di vuoto interiore e il conseguente bisogno di riempirlo mediante l'amore. Sono questi i momenti in cui sente la necessità di un'operazione di pulizia emotiva.
Se nel momento di massima altezza dell'onda ha soffocato sentimenti negativi o ha rinnegato se stessa nell'intento di essere più amorevole, è inevitabile che durante la parabola discendente la percezione di questi sentimenti negativi e dei bisogni non soddisfatti diventi dolorosa-mente chiara. 
Sono questi i momenti in cui ha più bisogno di parlare dei propri problemi e di essere ascoltata e compresa.

Alcune donne dicono che questi momenti di “caduta” equivalgono al precipitare in un pozzo buio.
 Quando una donna scende nel “pozzo” è consapevole di stare affondando nel proprio inconscio e nell'incertezza emotiva. Può quindi sperimentare un'infinità di emozioni inspiegabili e sentimenti indefiniti. 
Può sentirsi inerme, sola o priva di sostegno. Ma poco dopo avere raggiunto il fondo, se davvero è convinta di essere amata e sostenuta, comincerà automaticamente a sentirsi meglio. Con la stessa subitaneità con cui è precipitata, si risolleverà e ricomincerà a irradiare amore.
In una donna, la capacità di dare e ricevere amore all'interno di un rapporto riflette generalmente il suo modo di percepirsi. 


Quando non è soddisfatta di se stessa, è anche incapace di mostrare accettazione e apprezzamento nei confronti del partner. Nei momenti bui, tende a sentirsi sopraffatta o più reattiva sul piano emotivo. Quando la sua onda si infrange, è più vulnerabile e ha bisogno di più amore. È quindi fondamentale che il suo compagno abbia coscienza di tale necessità, perché in caso contrario potrebbe rivolgerle richieste irragionevoli.

Quando è amata, una donna riluce di amore e gratificazione. Ingenuamente, le persone si aspettano che tale lucentezza duri per sempre. Ma pretendere che la natura amorevole della donna sia costante è come pretendere che il tempo non cambi mai e il sole splenda in continuazione. All'interno di un rapporto uomini e donne hanno i loro ritmi e i loro cicli. Gli uomini si ritraggono e poi tornano ad avvicinarsi, mentre nelle donne fluttua la capacità di amare se stesse e gli altri.
Molti uomini, commettono l'errore di cercare di impedire alla compagna di “toccare il fondo”. Pensano di doverla aiutare a risalire, senza capire che toccare il fondo è proprio ciò di cui le donne hanno bisogno per poter tornare a galla.

Quando la sua onda cominciava a infrangersi, la donna inizia a sentirsi sopraffatta. Invece di ascoltarla con attenzione, calore e simpatia, gli uomini spesso si sforzano di sollevarle il morale facendole capire che non aveva motivo di essere tanto turbata.

L'ultima cosa di cui una donna ha bisogno quando è “in caduta libera” è che qualcuno le spieghi perché non ha ragione di provare certe sensazioni. Ha invece la necessità di una presenza amorevole, di qualcuno che la ascolti e reagisca con empatia. Anche se un uomo non è in grado di capire appieno perché una donna si sente sopraffatta, può ugualmente offrirle il suo amore, la sua attenzione e il suo sostegno.

La tendenza a comportarsi come un'onda aumenta quando una donna vive un rapporto privilegiato. E essenziale che lei si senta sicura durante l'evolversi del proprio ciclo naturale. In caso contrario, farà di tutto per fingere che va tutto bene e soffocare i sentimenti negativi.

A una donna che non ha la sicurezza di poter scendere nel pozzo senza conseguenze negative, resta un'unica alternativa: evitare l'intimità e il sesso o reprimere e ottundere i propri sentimenti esagerando nel bere, nel mangiare, nel lavorare o nella sorveglianza. Neppure questo, tuttavia, le impedirà di precipitare periodicamente nel pozzo, con il rischio di emergerne in preda a un grave turbamento emotivo.

Probabilmente conoscete anche voi delle coppie che non litigano mai e che, tra la sorpresa generale, a un certo punto decidono di divorziare. In molti di questi casi, la donna ha represso i suoi sentimenti negativi per evitare litigi, finendo così per atrofizzare la propria capacità di amare.
Reprimendo i sentimenti negativi si soffocano anche quelli positivi e l'amore muore. Evitare litigi e discussioni è certamente opportuno, ma soffocare i propri senti-menti è sempre dannoso.

Quando l'onda di una donna si infrange, è arrivato il momento di una pulizia emotiva. Senza questa catarsi una donna perde lentamente la sua capacità di amare. La sua natura fluttuante viene ostacolata dalla repressione dei sentimenti e gradualmente lei diventa insensibile e arida.

Tra le donne che reprimono le emozioni negative e resistono alle normali fluttuazioni del loro stato d'animo, sono frequenti i casi di sindrome premestruale. Esiste una forte relazione tra la sindrome premestruale e l'incapacità di affrontare positivamente i sentimenti negativi. In alcune donne che avevano imparato a gestire i propri sentimenti, i sintomi della sindrome premestruale sono completamente scomparsi. 

Anche una donna forte, sicura e di successo sentirà di tanto in tanto l'impulso a scendere nel pozzo. Gli uomini commettono spesso l'errore di pensare che se la loro compagna ha successo nel lavoro sarà necessariamente immune dal bisogno di queste periodiche pulizie emotive. È vero esattamente il contrario.

Una donna che lavora è esposta a numerose forme di inquinamento emotivo e di stress. Cresce così il suo bisogno di un'operazione di pulizia emotiva. Analogamente, in un uomo, il bisogno di distacco può aumentare nei momenti di maggior tensione lavorativa.

Uno studio ha rivelato che di norma in una donna la stima di sé aumenta e diminuisce nell'arco di un periodo di tempo compreso tra i ventuno e i trentacinque giorni. Nessuna ricerca ha stabilito con quanta frequenza gli uomini si tendono come elastici, ma stando alla mia esperienza i tem-pi sono molto simili. Il ciclo di autostima di una donna non coincide necessariamente con quello mestruale, ma la sua durata media si aggira intorno ai ventotto giorni.

Quando una donna indossa la sua uniforme da lavoro è generalmente in grado di dimenticare le sue altalene emotive, ma tornando a casa ha bisogno che il compagno le fornisca l'appoggio tenero e amorevole di cui ogni donna sente la necessità.

E importante capire che la tendenza a scendere nel pozzo non influenza necessariamente la competenza professionale di una donna, ma incide in modo significativo sulla qualità delle sue comunicazioni con le persone che ama e che vuole vicine.

Una donna che non si senta di tanto in tanto incoraggiata a sentirsi infelice non sarà mai autenticamente felice. Per provare la vera felicità è necessario sprofondare nel pozzo e liberare, sanare e purificare le proprie emozioni. Si tratta di un processo naturale e perfettamente normale.

Per sperimentare sentimenti positivi quali l'amore, la felicità, la fiducia e la gratitudine, dobbiamo periodica-mente provare anche rabbia, tristezza, paura e dolore. Quando una donna scende nel pozzo, giunge per lei il momento di curare queste emozioni negative.
Anche gli uomini hanno la necessità di elaborare i loro sentimenti negativi in modo da poterne sperimentare di positivi. Quando un uomo si rifugia nella sua caverna, giunge per lui il momento di sondare ed elaborare in solitudine i sentimenti negativi.

Quando l'onda è in salita, una donna si sente soddisfatta di quello che ha. Ma durante la parabola discendente diventa consapevole di tutto ciò che le manca. Quando sta bene è in grado di vedere le cose buone della sua vita e di reagire. Ma quando la sua onda si infrange, tende a concentrarsi soprattutto sulle carenze.
Proprio come un bicchiere può essere considerato mezzo pieno o mezzo vuoto, una donna in fase ascendente percepisce la pienezza della sua vita, mentre durante la fase discendente ne scorge il vuoto.

Se ignorano che le donne sono come onde, gli uomini non sono in grado di capire e aiutare le proprie mogli. Precipitano nello sconcerto quando la situazione esterna migliora ma peggiora la qualità del rapporto. D'altro canto, un uomo consapevole di questa caratteristica femminile ha in mano la chiave per dare alla sua compagna l'amore che merita nei momenti in cui più ne avrà necessità.

lunedì 2 maggio 2011

Gli uomini sono come elastici - John Gray


Gli uomini sono come elastici. Quando li si tende, riescono ad allungarsi solo fino a un certo punto prima di scattare all'indietro. L'elastico offre una metafora perfetta per capire il ciclo dell'intimità maschile, un ciclo che comprende manovre di avvicinamento, di allontanamento e ancora di avvicinamento.


La maggioranza delle donne si stupisce nel accorgersi che anche quando è innamorato un uomo sente periodicamente il bisogno di allontanarsi prima di riavvicinarsi. Un bisogno, questo, che gli uomini avvertono d'istinto. Non si tratta di una decisione o di una scelta. Succede. Non è colpa di lui né di lei. È un fatto naturale.

Le donne tendono a equivocare questo atteggiamento perché di norma sono diverse le ragioni che le inducono ad allontanarsi. Una donna si ritrae quando teme che il compagno non capisca i suoi sentimenti, quando è stata ferita e ha paura di soffrire di nuovo, o quando lui ha fatto qualcosa di sbagliato e l'ha delusa.

Naturalmente anche un uomo può allontanarsi per motivi identici, ma gli succederà di farlo anche quando la compagna non ha commesso alcun errore. Pur amandola e fidandosi di lei, a un certo punto comincia a tirarsi indietro. Come un elastico teso, si allontanerà per poi tornare di sua spontanea volontà.

Un uomo si allontana per soddisfare il proprio bisogno di indipendenza o di autonomia. Non appena avrà raggiunto il livello massimo di tensione, ossia di allontanamento, proverà l'improvviso desiderio di tornare indietro. Raggiunta la completa separazione, avvertirà di nuovo il bisogno di amore e intimità. Automaticamente, si sentirà più motivato a offrire il suo amore e a ricevere quello di lei. Quando un uomo torna ad avvicinarsi alla compagna, riprende la relazione dal punto esatto in cui l'ha lasciata.
Non sente il bisogno di un periodo di transizione.

Quando è correttamente compreso, il ciclo interiore ma schile arricchisce un rapporto, mentre una mancata com prensione genera problemi assolutamente superflui. 
Se Lui si allontana e Lei gli impedisce di raggiungere la massima distanza (Azione che gli avrebbe consentito di tornare al suo fianco) andandolo ad assillare e non permettendogli di avvertire di nuovo il bisogno della propria partner, inconsapevolmente sta interrompendo un ciclo importante per l'intimità del suo compagno. 
Sforzandosi di mantenere l'intimità, l'aveva ostacolata.
Se un uomo non ha l'opportunità di allontanarsi, non riuscirà mai a sentire appieno il desiderio di riavvicinarsi alla compagna. È essenziale che le donne capiscano che, insistendo per una continua intimità o “correndo dietro”
ai loro compagni quando questi si allontanano, non faranno che indurli a cercare continuamente la fuga negando loro la possibilità di provare di nuovo un appassionato desiderio di amore.

Per dimostrare questo punto utilizzo un grosso elastico. Immaginate di averne in mano uno.
Cominciatea tenderlo tirandolo verso destra. Questo particolare elastico può allungarsi fino a raggiungere i trenta centimetri, dopodiché non può fare altro che tornare in dietro. E lo fa con una potenza ed un' energia considerevoli.

In modo analogo, quando un uomo ha raggiunto la massima distanza possibile, torna dalla compagna con un grosso carico di amore ed energia. Non appena è teso fino al limite estremo, comincia a subire una trasformazione che riguarda tutto il suo atteggiamento. L'uomo, che sembrava non interessarsi minimamente alla compagna, improvvisamente non può vivere senza di lei. Sta avvertendo di nuovo il bisogno di intimità. La sua potenza è tornata per ché il desiderio di amore e di essere amato sono stati ravvivati.

Si tratta di un fenomeno sconcertante per una donna; in caso di allontanamento, a lei è necessario un certo periodo di adattamento per riconquistare la perduta intimità. Se non riesce a capire questa importante differenza, sarà incline a non fidarsi dell'improvviso desiderio di intimità manifestato dal compagno e a respingerlo.

Anche gli uomini, tuttavia, hanno bisogno di comprendere la natura di questa differenza. 

Se manca la comprensione di questo ciclo, non c'è da stupirsi se le donne e gli uomini cominciano a dubitare del l'amore dell'altro. Incapace di capire che era Lei a impedire a Lui di ritrovare la passione, Lei arrivò inevitabilmente alla conclusione che Lui aveva smesso di amarla. Privato della sua possibilità di allontanarsi, non ritrova va in sé il desiderio di stare vicino alla compagna. Da questo a convincersi di non amarla più, il passo era breve.

Poi, dopo avere imparato a lasciare al suo compagno il suo spazio, Lei se lo trovò di nuovo vicino. Si esercitò allora a non corrergli dietro quando lo vedeva ritirarsi e a essere fiduciosa. Lui tornava sempre.

A mano a mano che la sua sicurezza cresceva, Lei cadde sempre meno spesso in preda al panico. Quando Lui si allontanava, non lo assillava e neppure si tormentava cercando di capire che cosa non funzionasse. Aveva accettato quell'aspetto del compagno e più imparava ad accettarlo, più le assenze di lui erano brevi. Quando cominciò a capire, Lui divenne più sicuro del proprio amore e fu in grado di impegnarsi. Entrambi avevano capito e accettato il fatto che gli uomini sono come elastici; l'acquisizione di questo segreto garantì il successo alla loro relazione.


Quando non capiscono che gli uomini sono come elastici, le donne rischiano facilmente di fraintendere le reazioni maschili. È tipico lo sconcerto che si crea quando lei dice: “Parliamo” e immediatamente lui si chiude in se stesso.
Proprio nel momento in cui lei vuole aprirsi e sentirlo più vicino, lui aspira ad allontanarsi. Una delle lamentele che si sentono forse più spesso è: “Ogni volta che voglio parlare, lui si allontana. Ho la sensazione che non gli importi nulla di me.”  La donna in questione finisce con il concludere, del tutto erroneamente, che il compagno non vuole mai parlare con lei.

L'analogia dell'elastico spiega come anche un uomo mol to innamorato possa staccarsi di colpo dalla sua compa gna. Questo non significa che non voglia parlare. Ha solo bisogno di un po' di solitudine; di un po' di tempo da passare con se stesso senza sentirsi responsabile di altri. Al suo ritorno, sarà di nuovo disponibile al dialogo.

In una certa misura, un uomo perde se stesso nel sintonizzarsi con la compagna. Nel percepire i bisogni, i problemi, i desideri e le emozioni di lei, corre il rischio di perdere contatto con se stesso. I periodi di allontanamento gli permettono di ristabilire i suoi limiti personali e di soddisfare il bisogno di autonomia.



( tratto da Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere di John Gray )

N.d.a. ho modificato alcune parti per eliminare i residui delle testimonianze cercando di mantenere comunque immutato il testo il più possibile.
EPS

domenica 17 aprile 2011

I tuoi occhi



I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi 
che tu venga all’ospedale o in prigione
nei tuoi occhi porti sempre il sole.


 I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
questa fine di maggio, dalle parti d’Antalya,
sono cosi, le spighe, di primo mattino;


 i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
quante volte hanno pianto davanti a me
son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,
nudi e immensi come gli occhi di un bimbo
ma non un giorno han perso il loro sole;


i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi 
che s’illanguidiscano un poco, i tuoi occhi 
gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti
allora saprò far echeggiare il mondo 
del mio amore.  


I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
Così sono d’autunno i castagneti di Bursa 
le foglie dopo la pioggia 
e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.
  
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
verrà giorno, mia rosa, verrà giorno 
che gli uomini si guarderanno l’un l’altro 
fraternamente
con i tuoi occhi, amor mio,
si guarderanno con i tuoi occhi. 


Nazim Hikmet




...per la Wendy tornata dall'Isola che non c'è

venerdì 8 aprile 2011

24 - Ricerca di equilibrio Pt. 2



E' davvero tanto tempo che non scrivo. Non che mi sa dimenticato di scrivere ma di questi tempi non ho trovato molta ispirazione quando avevo tempo e tempo quando avevo ispirazione.

Scrivo questo primo post in questo blog. Pian piano spero di aggiungere tutti gli altri semmai mi trovassi bene..

Mi rimetto a riscrivere perché mi si è illuminata la lampadina nel vedere il concerto di Roger Waters che riproponeva The Wall. Durante la prima parte del concerto dove si racconta la storia di come Pink, il protagonista della storia, costruisce pezzo a pezzo il suo muro mentale che non gli permette di affrontare correttamente la vita mi ha come fatto scattare l' ”Eureka” che mi ha fatto capire i comportamenti delle persone in certi contesti.

Ad esempio, in praticamente tutta la mia adolescenza (dalle medie fino a all'inizio della 5° superiore) mi ero creato questo muro su cui si schiantavano tutte le persone che mi si avvicinavano. Difficilmente ho legato con qualcuno. E mai in maniera molto profonda. Si è costruito intorno a me per tutta una serie di motivi una zona di solitudine, una zona di sicurezza tutta mia. Ho impedito in maniera involontaria a molte persone di avvicinarsi a me, facendo anche molte volte del male a persone che alla fine mi volevano bene. Quando attraverso tutta una serie di cause il muro è definitivamente crollato, il mio equilibrio spezzato, si è aperto un mondo, che prima, come in fondo ad un pozzo attorniato dal mio muro, non vedevo.

E chi il muro ancora lo ha? Cosa riesce a vedere? Come si comporta?

Credo che non sia assurdo dire che chi vede dal dietro un muro vede solo quello che vuole (può) vedere.

Anzi. Piuttosto che uscire la testa e rischiare il cambiamento preferiscono evitare qualunque cosa che possa intaccare il loro equilibrio, la loro stabilità, le loro certezze. Anzi se possono iniziano a creartene uno loro intorno a te in modo da tale da non destabilizzare nulla.

È capitato, ad esempio, con molte ragazze che ho frequentato che io dovessi stare o in secondo piano o in primissimo.
O non dovevo minimamente intaccare il suo equilibrio:
Io e tu ci vediamo il venerdì e la domenica, il sabato sono con i miei amici e non ti permettere di raggiungermi.”

O dovevo essere la struttura portante del suo:
“resta qui con me, ho bisogno di te, se non stai con me tornerò da lui”.

Altre non permettevano nemmeno l'avvicinamento:
“Non voglio una relazione seria”.

Per non parlare della tipica frase:
“Per ora non voglio stare con nessuno, ho avuto troppe delusioni”.

Da “Ingegnere” (anche se ancora ingegnere non sono) so perfettamente che un muro è sì stabile, ma non è adatto a situazioni dove vi sono cambiamenti.
Pensate alla diga del Vajont. È da 50 anni lì. Imponente. Solida. 271 metri di calcestruzzo e acciaio che hanno resistito ad una frana che ha portato la forza di una bomba atomica nella cittadina ai suoi piedi. Ed ora è lì, più inutile che mai a ricordarmi che quando ci sono cambiamenti i muri sono del tutto inutili, o comunque diventeranno obsoleti presto.

Ad esempio, ho provato da un po' di tempo a sperimentare la regola dei 6 mesi.
Ho notato su un paio di “coppie” (non solo di fidanzati, ma anche di semplici amici) se a causa dei muri che fra loro si sono superati non riesco a superare un periodo di 6 mesi da un cambiamento automaticamente questi si creeranno un altro equilibrio dove l'altra persona nella coppia non è più prevista nella stessa posizione, importanza, prestigio come nella situazione precedente.

Quando sono entrato all'università nell' ottobre 2007 molti dei miei amici erano fidanzati, ma categoricamente nel periodo di Aprile-Maggio 2008 tutti questi si lasciarono. Ma anche coppie con anni e anni di relazioni alle spalle.
Ed è successo così anche per quelle coppie dove la ragazza ancora andava a scuola. La loro relazione è durata fino a che lei è rimasta nelle mura scolastiche. Sei mesi dopo si erano lasciati.
Io stesso ho smesso di frequentare determinate amicizie, ma non perché non volessi più frequentarli, ma perché io ero cambiato e il mio equilibrio non andava bene per loro.

Quindi in realtà i nostri stessi equilibri sono stabili fino a che li confiniamo nei nostri muri.

Quando invece, anche involontariamente usciamo e vediamo all'esterno con altri occhi anche per pochi secondi si ci apre un mondo nuovo.

Ad esempio, per molto tempo i nostri antenati europei furono convinti che esistessero solo i “normali” cigni bianchi. E questa convinzione sopravvisse fino a quando nel mondo che loro conoscevano c'erano solo i cigni bianchi. Ma poi fu scoperta l'Australia e fu scoperto così anche il cigno nero così la loro percezione del mondo e dei cigni dovette cambiare.

Come io mi sono fissato per mesi su una ragazza dicendo poi “Ma io, come cazzo ho fatto a starci? Eravamo così diversi? Come ha fatto a piacermi?”
Semplicemente le mie conoscenze, i miei orizzonti, i miei stati di equilibrio erano arrivati ad un livello tale da volere un certo tipo di persona, un certo tipo di comportamenti, che adesso magari non vorrei avere a che fare. Un po' come la musica, a volte mi chiedo come non ho potuto non apprezzare i Pink Floyd per anni ed essermi bloccato per anni solo con pochi gruppi. Poi dico, è normale, non ero in grado di poterli sentire (come non ero in grado di poter stare con un'altra persona per esempio) perché non avevo abbattuto i miei muri, non avevo capito le mie esigenze.
La persona che quindi ci andrebbe bene per come è fatta in un periodo, può essere assolutamente inadeguata in un altro. L’importante perciò è capire in che periodo siamo, che tipo di esigenze abbiamo, che conoscenze abbiamo. L'importante è iniziare a conoscersi. A studiarsi. Costantemente.

Dopotutto è un po' come avviene nelle reazioni chimiche, si sa che queste complessivamente non variano nel tempo quando sono in equilibrio. Ma ciò avviene quando una reazione chimica procede con la stessa velocità sia dalla parte dei reagenti sia dalla parte dei prodotti. La reazione, cioè, non sia ferma. Essa continua ad avvenire ma non porta a nessun aumento o diminuzione di concentrazione dei prodotti e dei reagenti, essendo uguali i valori delle due velocità della reazione.
Se due persone conosceranno il mondo insieme, da punti di vista differenti ma mantenendo sempre la stessa velocità saranno in un equilibrio dinamico e la loro relazione/reazione non generà entropia.
(Continuo a dirlo, se uno vuole conoscere l'Amore deve cercare di comprendere le regole dell'Universo.)
Da soli, o a coppie
Quelli che davvero ti amano
Camminano sù e giù aldilà del muro
Alcuni mano nella mano
Alcuni riuniti in gruppi
I cuori teneri e gli artisti
Resistono
E quando ti hanno dato tutto di se stessi
Qualcuno barcolla e cadrà
Dopo tutto non è facile
Sbattere il tuo cuore contro un muro di pazzi
George Roger Waters - Outside the Wall 

lunedì 14 febbraio 2011

Amare una persona è ....

Amare una persona è…
Averla senza possederla.
Dare il meglio di sé
senza pensare di ricevere.
Voler stare spesso con lei,
ma senza essere mossi dal bisogno
di alleviare la propria solitudine.
Temere di perderla,
ma senza essere gelosi.
Aver bisogno di lei,
ma senza dipendere.
Aiutarla,
ma senza aspettarsi gratitudine.
Essere legati a lei,pur essendo liberi.
Essere un tutt’uno con lei,pur essendo se stessi.

Ma per riuscire in tutto ciò,
la cosa più importante da fare è…

accettarla così com’è,
senza pretendere che sia come si vorrebbe.
(Omar Falworth)

martedì 23 novembre 2010

21 - Ghost


Questo intervento avrei dovuto scriverlo verso Maggio. Doveva, e continuerà, a trattare di fantasmi. Non quelli per cui vengono ingaggiati dai GhostBusters, ma quelle persone che comunque hanno significato qualcosa nella nostra vita e che continuano ad apparire dopo essere spariti dalla nostra vita.
Dovevo scriverlo a Maggio, in un periodo in cui ho creduto di essere riuscito ad eliminare uno.
E per un motivo molto valido non l’ho scritto, perché proprio mentre scrivevo la bozza su un foglio si è ripresentato il fantasma contornato dalla propria luminescenza.
Sono passati 6 mesi dal giorno in cui avrei dovuto pubblicarlo. E in 180 giorni le cose cambiano completamente, radicalmente. Ho accanto a me il foglio di quando quella mattina all’università in un attacco di ispirazione iniziai a scrivere quello che pensavo sui fantasmi. Parlando dei miei vecchi fantasmi e come li ho affrontati. Cercando di trovare la connessione logica fra mente e cuore che portasse alla creazione di questi spiriti informi che attraversano ogni strano che noi poniamo a copertura.
Prima pensavo che i fantasmi fossero la spettralizzazione della speranza. Avevo immaginato che fossero come delle piccole banche a cui avevamo depositato parte della nostra felicità nella speranza che questi fantasmi tornassero con gli interessi. La loro “presenza-assenza” fosse quindi l’idealizzazione della felicità perduta. Ed essendo il fantasma unico appiglio di felicità ho pensato che la rimaterializzazione del fantasma portasse alla felicità stessa. E che quindi il fantasma scomparisse nell’esatto istante in cui la persona tornasse realmente felice.
É tornata una persona nel periodo precedente a questo in cui vi scrivo. Un fantasma. Anzi IL fantasma. Un fantasma un po’ particolare che è stato riesumato, resuscitato e che ha deciso nuovamente di divenire fantasma. E nel far ciò questo fantasma ha cambiato la mia conoscenza e la mia idea riguardo i fantasmi, proprio perché ho avuto modo di capire come funzionassero, forse non in generale ma almeno con la mia persona.
Se ricordate ho scritto riguardo i Porcospini di Schopenhauer e della legge di scambio di calore fra essi. Quando un riccio si allontana dal suo partner non ha più calore a sufficiente per stare bene e inizia a sentire freddo. E allora ritorna dal porcospino da cui si era allontanato per ricominciare a riscaldarsi.
Ora poniamo l’ipotesi che i porcospini per un motivo qualunque si allontanino volontariamente.
Litigano, uno dei due deve partire per una terra lontana o per tutte le decine di motivi che vi possano venire in mente mentre leggete queste righe. Il porcospino A (lo chiamiamo A? Aggiudicato A) se ne va, ripeto non importa per quale motivo, ma se ne va. Il porcospino B (lo chiamo ovviamente B) abituato a ricevere una certa quantità di calore da A inizia a sentire freddo. E da allora inizia a pensare a quanto fosse utile il calore del suo porcospino e di quanto fosse bello quel tepore, a come la facesse sentire completa nel suo mondo imperfetto (non so perché ma mi sto immaginando B come femmina. Può benissimo essere l’opposto). Quella mancanza di calore a cui era abituata genera in lei il fantasma del “il suo era meglio di qualunque altro”.
Dostoevski diceva: “Quanto più siamo infelici, tanto più profondamente sentiamo l’infelicità degli altri; il sentimento non si frantuma, ma si concentra.”
Freud chiama questo processo “idealizzazione”, cioè quella tendenza che falsa il giudizio, dove l’Io, la proiezione psichica di se, diventa sempre meno esigente, più umile, mentre l’oggetto sempre più magnifico, più prezioso. Freud afferma che “può arrivare fino ad impossessarsi da ultimo dell’intero amore che l’Io ha per sé, di modo che, quale conseguenza naturale, si ha l’autosacrificio dell’Io. L’oggetto ha per così divorato l’Io.” [Psicologia delle masse e analisi dell'Io (1921)]
Oltre questa fase di idealizzazione si può incorrere nella fase “per mia colpa mia colpa, mia grandissima colpa.”, nell’idea che il porcospino se ne sia andato via per qualcosa che gli è fatto di male e il lasciato se ne assume tutta la colpa.
Quindi il fantasma non solo va a falsare il giudizio, ma va fa sentire il soggetto sia vittima che carnefice della situazione, peggiorando maggiormente la abnegazione dell’Io.
Ora poniamo l’ipotesi che invece ad allontanarsi sia , nel caso che A sia un porcospino in equilibrio. Può capitare che per quanto A stia bene con se stesso, essendo autosufficiente, o addirittura in eccesso di energia, si abitui a questa cessione di calore. Si abitua a cedere calore, e a riceverne.
Passando dalla termodinamica all’idraulica spicciola: è un po’ come se fosse abituato a tenere un rubinetto sempre aperto, indipendentemente dal fatto che qualcuno metta sotto un bicchiere per abbeverarsi o per usufruirne. Perché sa che questa energia poi ritorna, e sa che chi poi ne usufruisce rimette quest’acqua dentro.
Sta così bene come se che il suo unico interesse sia quello di dare, perché nel momento in cui da riceve. Non voglio fare una discussione se questa sia o meno la massima concezione dell’egoismo e dell’egocentrismo o dell’altruismo. Ma pensate. Semplicemente pensate a questo porcospino che è arrivato ad un punto tale che lui è sempre in equilibrio. Riceve, dona in un modo oramai molto stabile, continuo e costante. É talmente abituato sia a dare che a ricevere che quella mancanza nel non dare divenga un problema, poiché egli stesso in qualche modo non riceve.
E’ come se imponessimo immediatamente che ingresso e uscita diventino una cosa sola. Prendete (NO. Non fatelo sul serio) una cavo elettrico e chiudete il circuito su una presa. Cosa accade? Che per quanto il prodotto Intensità-Resistenza sia costante la presa si fotte (e con essa probabilmetne tutta casa), perché chiudendo il circuito abbiamo annullato ogni resistenza, portando ad infinito l’intensità e distruggendo tutto il sistema creato.
Abbiamo creato un corto circuito, un sovraccarico, abbiamo distrutto la presa nonostante l’energia sia rimasta sempre la stessa. Al porcospino A nonostante non senta realmente freddo, sta male. Gli manca il porcospino a cui dava questa energia, Si genera il fantasma del calore non ceduto, del fantasma che genera sovraccarico.
Quelli che riescono a creare il 100% del loro fabbisogno hanno un problema di fondo. Difficilmente scambiano la loro energia con altre persone. Sono arrivati ad un punto che quando stanno con una persona lo fanno solo perché sanno che quella persona può farli stare solo meglio di come stanno. Se la sentono cucita addosso. Quindi difficilmente potrà trovare nuovamente il porcospino a cui vorrà scambiare calore. E dovrà in tutto questo abituarsi a dover dare solo calore a se stesso prima di poter nuovamente dare calore a qualcuno (è come se dovesse rimettere a posto il circuito o la tubatura)
Con porcospini del genere bisogna non bisogna allontanarsi di colpo. Ne soffrono pesantemente.
Preferiscono una lento e progressivo allontanamento. Hanno bisogno di chiudere i rubinetti e risistemarsi.
Un po’ come accade (non a caso) nella termodinamica. Se realizziamo una trasformazione finita mediante una successione di trasformazioni infinitesime (cioè piccolissime, ridottissime) otteniamo una cosiddetta trasformazione quasi statica: essa è caratterizzata dal fatto che, in ogni istante, il sistema si trova, a meno di infinitesimi, in condizione di equilibrio termodinamico. Si passa per stati infiniti di equilibrio che permettono di cambiare senza strappi, senza generazione di entropia, senza cortocircuiti.
Io nella mia vita ho avuto 4 ragazze che si sono allontanate di colpo della mia vita.
E categoricamente i loro fantasmi si sono presentati alla mia porta.
Con una trasformazione quasi statica si evita di generare entropia. Non si genera caos.
Con un allontanamento quasi statico si evita di generare fantasmi. Si evitano un sacco di problematiche e soprattutto spesso le relazioni che gravitavano intorno a quel rapporto si possono mantenere. Io personalmente mi sento con la maggior parte delle mie ex. Ci esco ogni tanto per un caffè, un aperitivo, chattiamo, ci sentiamo. Non lo facciamo perché vogliamo tornare insieme, o per farci del male. Ma per sentirci, per non pensare che il nostro rapporto e i nostri ricordi debbano andare buttati per degli stupidi errori di valutazione. Ci siamo allontanati progressivamente e siamo riusciti in tanti casi a mantenere un bel rapporto di amicizia, che è sicuramente meglio di dire in giro “è una troia” o “l’hai piccolo” (per quanto apprezzi la genialità della ragazza che ha scritto con la vernice “ti ho fatto le corna prima io” sulla macchina del suo ex proprio sotto casa mia).
Trattandolo in termini scientifici ho collegato che il processo di idealizzazione è dovuto all’astinenza della feniletilammina. La “droga dell’amore”. La sua presenza e la sua assenza condiziona i comportamenti della persona. Infatti, quando una persona sia allontana da noi la sua mancanza lascia anche un vuoto “affettivo” e “abitudinario” tale da farci stare male, da distruggerci se non riusciamo a controllare questa astinenza.
Se il vuoto affettivo può essere colmato dalle amicizie, quello abitudinario (come abbiamo appena visto) è quello pericoloso.
Perché per quanto la nostra mente viaggi, tenti di dimenticare, l’abitudine di pensare alla persona amata ci ripete costantemente: “apprezzerebbe davvero questa cosa”- “ah che bello se fosse qui”. E d è in questi termini che i fantasmi ci fanno del male. Sono queste le loro apparizioni eteree nella nostra mente. Si è talmente abituati ad assumere la droga amorosa che per riaverla si perdono, annegano il proprio io. E ne conosco persone che si sono perse. Che non sono riuscite a ricominciare dopo che sono state traumatizzate dalla perdita delle persona amata. Che hanno rifiutato la cura ogni cura che potesse portarla a ritrovare il proprio io e cancellare il fantasma che la perseguita. Ma spesso si incorre nell’errore di credere che ogni via sia sbagliata poiché la prima era sbagliata. E non c’è niente di più sbagliato. Io per mia sfortuna posseggo ancora qualche fantasma che saltuariamente esce dall’armadio e mi ricorda cosa ho sbagliato nella vita. Ma ho imparato che se anche sono caduto nell’abisso, per quanto le acque siano profonde e scure, ciò che fa annegare non è l’immersione, ma il fatto di rimanere sott’acqua.